lunedì 20 novembre 2017

Scherza coi santi



Molti stranieri sono attratti dalle pratiche religiose relative alla santeria cubana. È sempre meno raro vedere, che so, austeri banchieri svizzeri vestiti di bianco come gelatai romagnoli, pieni di bracciali colorati, mentre attraversano l'anno di iniziazione alla santeria; ex macellai di Cuneo alle prese con una complicatissima serie di divieti finalizzati alla salvezza del proprio culo: niente barbabietole prima dell'una; gelati sì, ma solo di soia e mai, dico mai, il pistacchio; noci in modica quantità, ma senza sgusciarle e da mettere in bocca con la mano sinistra; non indossare mai un poncho argentino che non ti sia stato regalato da una vergine.
Al centro di tutto questo c'è il Babalawo, in genere un ceffo dalla dubbia vocazione, che parla coi morti attraverso il lancio di una manciata di cozze, che si autoproclama guida spirituale. Tendo a non prendere sul serio niente di tutto ciò. Ho rispetto per la spiritualità autentica, la considero una dimensione nobile dell'essere umano, forse la più nobile, ma qui, in questa strana convergenza di paura, credulità, cialtroneria, paraculaggine, frode, e di nuovo paraculaggine, non trovo niente, neanche sforzandomi, da rispettare. Conosco talmente bene questa spazzatura venduta come religione (sono di Roma, ho studiato per anni in scuole pontificie, so chi sono i preti...) che riesco a riconoscerla al volo. Monoteismi, politeismi, sincretismi, animismi, fa lo stesso. È potere, politica, conta delle anime, quattrini. Piuttosto rimango sempre disarmato e sorpreso di fronte al bisogno di tutti, dai più istruiti ai più fragili, di qualcosa che non sia il tutto-qui, di questa terra svuotata da dio e dagli dei, forse da questi mai abitata, chimica, fisica e poco altro. Personalmente sarei per il ritorno ad un ateismo di stato ma pare non si possa tornare "indietro" e quindi andiamo "avanti" coi papi, gli stregoni, le vergini, Geova e Maometto. In ogni modo l'aspetto rilevante di tutto questo discorso è il profilo fortemente pratico della spiritualità cubana. Questo mi piace o, se non proprio mi piace, mi interessa. Quell'essere sovrannaturale che il cubano interpella è terribilmente vicino, prossimo, quasi un vicino di casa, comprensibile. Lo è nei modi, nei vizi, nelle debolezze. Veniamo da un dio inintelligibile, lontano, il rompicapo di se stesso, ingiusto e quasi indifendibile, tenuto in vita da raffiche di misteri-della-fede come fossero file mai derubricati per la ragion di stato, ed atterriamo a Cuba a visitare divinità mercantili, quelle che chiedono un sigaro buono, caramelle, una gallina, una cena, e allora ti fanno un favore. Una specie di borsa nera della grazia. C'è l'asfissiante aria stantia della compravendita, della necessità di non urtare umori, di non far incazzare un santo che ha l'aria di un bossetto del basso napoletano, quello che ti chiede privazioni e penitenze incomprensibili solo per rimarcare una volta in più un potere che coincide con un giramento di culo. Così, un'aria da quartieri spagnoli, da Magliana: ambienti maleodoranti e sacerdoti con la barba di due giorni, in canotta, intermediari di divinità che sono appena andate a mignotte, che hanno bevuto, che ti chiedono il pizzo. Il cubano si rivolge a questo o a quel santo come si rivolgerebbe a un padrino, per fare una giustizia da pianerottolo, per trovare un lavoro migliore, per avere il visto per l'Italia. Davanti agli sportelli dell'Ambasciata italiana a Cuba campeggia un cartello che recita: non sarà accettata la documentazione recante polveri o sostanze. Questo cartello ti apre un mondo. Ti fa immaginare tutta la filiera della polvere magica: il viaggiatore angosciato, il vicinato riunito, il babalawo paraculo, l'interrogazione del santo, i lanci nervosi di cozze e vongole su un tavolo, la sentenza del bossetto: infila una manciata di ossa tritate nella busta e dormi sereno. Avanti un altro, veloce, che c'ho da fa'. La cosa che davvero mi coinvolge riguarda gli animali. Non sono un animalista neanche decente, però ci penso. Dato che molto spesso una cerimonia finalizzata a leccare il culo a un santo prevede l'uccisione di una marea di animali, galline, capre, agnelli, io francamente penso che nel 2017 questo sia merda. Questo antropocentrismo medievale è davvero inaccettabile. Dovrebbe essere perseguito per legge e basta. È barbarie. Perchè il tuo viaggio in Italia dovrebbe essere ontologicamente più importante della vita di una capra? Che cazzo c'entra quella capra con le tue frustrazioni, con le tue sfighe, con le tue impotenze?
Chiudo qui. Resta comunque sempre negli occhi, come un'eclissi, l'eclissi della ragione, l'immagine malinconica di quel ferramenta belga, di quel panettiere di Malaga, di quell'idraulico di Potenza vestiti come barellieri del San Camillo che con una determinazione fragilissima, (fragilissima davvero, gli si legge negli occhi), così conciati mettono in freezer secoli di laicismo conquistato col sangue e, con un gesto soltanto, mettono la testa nelle chiappe.  Perchè la domanda cruciale sul senso della nostra vita, quella che ci rivolgiamo ogni giorno senza parole, può avere anche risposte stupide.
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