lunedì 14 maggio 2018

Fare la spesa all'Avana



Fare la spesa a Cuba
Fare la spesa all'Avana è un'operazione profondamente diversa rispetto agli altri paesi. Non basta l'impulso all'acquisto, non basta avere i soldi, non basta fare una lista. È un buon inizio ma non è tutto. Da quel momento parte una caccia al tesoro a cui partecipano milioni di avaneri, migliaia di stranieri, con tanto di colpi bassi, depistaggi, tattiche astute, misteri.
La frase ricorrente è: "Non c'è veramente un cazzo!" e l'espressione facciale è quella di una desolazione radicale, da scomunicati sputati nella periferia della terra. Lo sanno tutti, lo sappiamo tutti, certe volte diventa un'opera d'arte anche soltanto trovare una pacchetto di sale, mezzo chilo di spaghetti, olio. Tra noi italiani spesso, soprattutto nei periodi di grande secca, parte un tam tam nevrotico: "Alessà, te lo dico solo a te perchè sei 'n amico,  ma non fa' girà troppo la voce: ci sono i fusilli Di Vella alla tienda Flores... sbrigate!", allora tu cerchi di ricambiare con un'altra informazione che vale milioni: "... Carta igienica a due veli al supermercato di Quinta y 42, ma devi core...". È così. Un capitolo a parte riguarda proprio la carta igienica. Spesso sparisce. Nelle settimane successive al ciclone è sparita per molti giorni. Come ai tempi del periodo especial gli avaneri e gli stranieri "aplatanados" come me, hanno riscoperto un gusto particolare per la lettura del Granma... Vedevi facce contrite per strada. Tutti un po' irritati, nel corpo e nell'anima, a causa di questa carestia complicata. I più saggi avevano fatto provviste in tempi non sospetti e allora giravano per la città con facce tronfie, la faccia inconfondibile di chi si è pulito bene il culo. Ora, sento di poter rivelare il trucco che viene da anni e anni di esperimenti, di sconfitte, di variazioni, di prove e di ripetibilità, in nome del più genuino metodo scientifico: come trasformare una ruvida pagina del Granma in un soffice foglio di carta igienica. Dunque, prendi la pagina e inizia ad accartocciarla come se la dovessi gettare. Fallo molte volte senza pigrizia. È una fase molto delicata, è molto importante che l'accartocciamento sia deciso ma non violento perchè potrebbero formarsi lacerazioni nella carta, quelle che nessuno vuole. Dopo la fase 1 apri di nuovo il foglio. Cerca il bordo di un tavolo e passa il foglio su questo bordo come dovessi renderlo liscio, stirarlo. Anche qui il controllo della forza è tutto. Passa il foglio sul bordo tre o quattro volte fino a che, al semplice tatto, ti accorgi che la pagina del Granma è diventata immediatamente poesia, qualcosa di incommensurabilmente più alto dei superatissimi venti piani di morbidezza. A questo punto non ti resta altro che provare. Ricordo perfettamente il giorno in cui, dopo il ciclone, tornò la carta igienica all'Avana. Il solito tam tam portava tutti al supermercato di Tercera e 70. File mostruose. Gente che si produceva in veri e propri placcaggi da all-bracks sui pallet di carta. Nessuno si limitava a comprare una o due confezioni ma  bustoni da cinquanta rotoli. C'era silenzio irreale ma un'euforia controllata, una frase soltanto taciuta che passava nella mente di tutti i presenti: "si caca, finalmente si caca come dio comanda!".
Insomma, trovare i prodotti. È una ricerca che tocca i confini di qualche dimensione spirituale che non saprei spiegare. C'è quel non immediato appagamento di un desiderio che sa di rinuncia monacale. Non quella reattività stimolo/risposta da cani di Pavlov del consumismo. Sotto sotto questa difficoltà mi è sempre un po' piaciuta. Smadonnavo sul momento ma poi questa vita non del tutto semplificata mi è sempre sembrata più sana, più giusta. Ci ha pensato una volta un intellettuale cubano ad illuminarmi in materia. Si parlava proprio di questa difficoltà, di questa mancanza di tutto e lui mi diceva: "sì, è vero, è tutto difficile e certe volte snervante. Però una volta che inviti qualcuno a cena, quel pasto diventa qualcosa di diverso da un pasto in un altro paese. Ha un altro valore, la ricerca degli ingredienti, la difficoltà, dà un altro peso alla tua offerta. Diventa veramente un dono. Quell'evento, perchè di evento si tratta, dice in modo diverso da ogni altra cosa, che quel momento, quella persona, è per te davvero importante".
Ci ho pensato spesso a queste parole mentre facevo una fila. Quando sento rispondermi ancora oggi che questo o quell'ingrediente "està perdido". Mi sembra una specie di metafora della vita. Non posso evitare il disappunto che tutto non vada come io voglio. Ma non posso neanche evitare che dopo questo mi nasca una specie di sorriso. E' la vita.
Scritto di Alessandro Zarlatti
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