martedì 9 aprile 2019

Animalismo a Cuba


Un paio di giorni fa c'è stata all'Avana una marcia contro il maltrattamento degli animali. Non ci sono andato per varie ragioni: la prima è che non lo sapevo. La seconda è perché non sono animalista. Cioè, cerco di non essere un torturatore di animali ma credo che finchè si è carnivori non si possa essere animalisti in modo credibile. Si entra immediatamente in una forma di schizofrenia tutta moderna per la quale ci si getta in un fiume gelato per salvare un barboncino e poi si festeggia il salvataggio con una bella cena a base di spuntature di maiale.
Meglio fare i conti quotidianamente con la propria cattiveria, con la propria radicale crudeltà, e magari fare passetti piccoli di consapevolezza in direzione del rispetto della vita invece di parcheggiarsi in questa lucida follia. Ci sono molti gironi attenuati di animalismo: dire, un conto è uccidere per nutrirsi, un conto è uccidere o maltrattare per gusto. Sono d'accordo, sono categorie diverse di crudeltà ma sempre di crudeltà si tratta. Invece di un maiale pensa se fosse un esemplare della tua specie, pensa se fosse la figlia della vicina: la uccido e la mangio perché devo sopravvivere e nutrirmi. Lei è più debole di me quindi posso farlo. Suona malino, no? Non sarà che dobbiamo fare conti millenari con una cattiveria del tutto amorale che ci costituisce radicalmente e ci ha fatto sopravvivere come specie? Non so, ma me lo domando spesso. Maltrattiamo gli animali intanto. Lo facciamo in mille modi. Sono nelle nostre mani e facciamo con loro quello che ci pare. Maltrattiamo in modi evidenti, brutalmente indecenti, maltrattiamo quando entriamo in quelle derive surrogatorie socialmente accettate e permesse. È maltrattamento ridicolizzare gli animali, ritenerli dei figli che non si hanno, dei mariti che non si trovano, degli uccelli (o delle fiche) che non ci vogliono. Maltrattiamo quando li ingozziamo di bisogni tutti nostri, tutti inventati. Vabbè, ma non era di questo che volevo parlare. Qui a Cuba mi sembra che il rapporto con i cani sia, in media, molto più sano di quello italiano. Meno fronzoli, meno succedanei, meno fiocchetti e meno tutto. Non so bene quali siano state le motivazioni della marcia. Non vedo un'emergenza maltrattamenti, onestamente. Si organizzano un po' di combattimenti tra cani, un po' tra galli, ma credo che i numeri siano ridicoli. La legge persegue questi atti che sono già considerati reati e quindi non mi sembra che sia per quello. Non posso pensare che la schizofrenia di cui parlavo colpisca anche a queste latitudini. Già, perché qui c'è un'emergenza maltrattamento animali di cui parlo da tempo e non mi sembra che fosse il tema centrale della manifestazione. Parlo dei sacrifici animali per motivi "religiosi". Tutti sanno che quotidianamente avvengono migliaia di uccisioni di capre, galline, tartarughe, piccioni, ecc. per quelli che qui comicamente chiamano "motivi religiosi". Gran parte della costa avanera è impraticabile per la puzza di animale morto, per i cadaveri, per lo schifo che ci si trova. Gran parte del Bosque sull'Almendares sembra il reparto di medicina legale del Forlanini. Non è raro, al tramonto, vedere crocchietti di poveracci, guidati da un ceffo vestito come un gelataio libico (la guida spirituale, il babalawo) sgozzare animali a caso per risolvere problemi di corna, e stronzate varie. Ripeto, non sono animalista, ma non conosco esempi di un vergognoso, schifoso, orrendo antropocentrismo più macroscopici di questi. Spiegatemi perché i tormenti sentimentali, le corna, ma anche le malattie, la povertà di un troione devono essere risolti dal sangue di un animale? Questa è la vera emergenza cubana che non rende merito ad un paese che sotto tutti gli altri punti di vista si trova ad un livello evolutivo di gran lunga superiore rispetto agli altri paesi del pianeta. Questa connivenza è pelosa e nauseante. Non se ne parla perché tutti sono, con diverse gradazioni, coinvolti e complici di questa barbarie. Vedevo foto della manifestazione e vedevo manifestanti con bracciali e collane simboli della santeria. Bene, fate una scelta: o gettate quella monnezza o ve ne andate dalla manifestazione. Oppure la proposta potrebbe andare in direzione della coerenza più radicale: soffrite perché vi hanno abbandonato o perché volete danneggiare il vicino antipatico? Bene, sacrificate vostro cugino. Sgozzatelo. Segate una gamba a vostro figlio. I vostri assurdi santi vogliono sangue? Beh, dategli il vostro.
In realtà la Rivoluzione ci ha provato. Per molti decenni ha dichiarato illegale ogni tipo di teismo. Scelta giusta che io riproporrei totalmente. Aumenterei le pene, ecco, ma l'impianto è impeccabile. Ci ha provato, ma tutti questi tipi di superstizione, la santeria, il cattolicesimo, i testimoni di Geova, sono coriacei come le peggiori erbacce. Attecchiscono, come sappiamo, nell'ignoranza, e la Rivoluzione non è riuscita a diffondere la luce della ragione e della cultura proprio in tutti gli angoli. Purtroppo si vedono in giro figuri ridicoli almeno quanto i santeri, si vedono preti, suore addirittura. L'altro giorno ero in un bar e ad una tavolata c'era un prete che si spizzava i culi delle cameriere come un playboy di Cesenatico. Avrei voluto dirgli che non era roba per lui, che era meglio se faceva il filo ai bambini com'è nella norma. Non l'ho fatto. Lo faccio adesso. Vabbè, sono arrivato qui, perché? Parlando di animali, già, e i sacerdoti sono, con uniformi diverse, qualcosa di più basso rispetto agli animali. Gli animali lasciamoli stare. Meditiamo quotidianamente su quella che De Andrè definiva "la nostra distanza dalle stelle", sulla nostra incapacità di non essere cattivi. Magari, se saremo persistenti, riusciremo a grattare un pezzettino, una scheggia soltanto, di divinità. Meglio di tanta spiritualità fasulla. Bisogna provarci. Provare ad intercettare quei raggi minuscoli di luce vera e pulita, praticando una radicale onestà con noi stessi, quella che si tiene ben distante dalle chiese, dai preti, dai sacrifici e, soprattutto, dagli animali a due zampe.

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