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sabato 16 novembre 2019

Auguri Avana mia



Anche solo pensando di lasciare questo paese sento uno struggimento africano dentro. Oggi, correndo per Quinta avenida, cercavo, se non altro, di non abbassare i miei record negativi di sempre. Cercavo di correre quel minuto in più, quei trenta secondi, strappare all'atmosfera stoppacciosa che avevo intorno un respiro decente. Sentivo dolori dovunque. Nel costato, il mio perenne infarto, nel ginocchio, la mia menomazione, nella testa, il mio ictus, nel cuore, nel centro esatto del cuore, come fossi perseguitato da un tiratore scelto, il mio solito rivoltarmi nel passato, nel futuro possibile che non è mai stato, nei luoghi che appena li guardi di sbieco ti parlano come comari dai buoni riflessi.

lunedì 26 novembre 2018

Difendere Cuba



Sono un paio di mesi che non scrivo su questo blog. Avevo poca voglia e pochi temi che mi interessassero davvero. Ogni tanto mi mettevo lì con un titolo, cominciavo a scrivere ma subito mi sembrava un'operazione obbligata, una specie di compito ed io e i compiti non andiamo d'accordo. Per altro verso sono andato avanti col mio lavoro, con la mia vita, con questa porzione d'autunno che è sempre percorsa da una corrente sotterranea di preoccupazione.

lunedì 5 dicembre 2016

Il mio Fidel

Pioveva. Per meglio dire: piovigginava ieri sera. Nonostante questo, con Emanuele avevamo deciso di andare a bere qualcosa in un locale vicino a Linea. Chiacchiere tranquille. Birra. Cicartici. Perché intorno ai cinquant'anni parli di cicatrici e dei cerotti che metti. Poco altro. La mattina ero andato con Yeislany a ritirare la nostra sentenza di divorzio. Due amici io e lei. Poi le avevo detto di tenere lei quei fogli perchè il mio zaino era pieno di olio. I miei soliti casini. Moto mezza rotta, lasciamo perdere.